Il nuoto non fa bene. Il ruolo delle attività natatorie in caso di scoliosi

di Rodolfo Lisi - da "Salute 33" - Novembre 2019

Nell’ambito dell’apprendimento motorio è di primaria importanza un concetto fondato sulla fluidodinamica e sulla caratteristica dell’acqua: il passaggio dalla terraferma all’acqua è il passaggio dal dominio del peso al dominio della forma. L’indubbio valore del ruolo delle attività acquatiche e natatorie per gli effetti esercitati sulle grandi funzioni organiche (cardio-circolatorie e respiratorie) continua ad essere oggetto di attenzioni ingiustificate e, non raramente, controproducenti nel processo di normalizzazione delle alterazioni morfologico-posturali e nel trattamento delle scoliosi vere e proprie. E' necessario considerare che, quando il corpo umano si immerge in acqua, esso deve fare i conti con la forza di gravità ed entrare in relazione con massa, peso, densità e densità relativa dell’acqua; questi affiancano concetti quali galleggiabilità, pressione idrostatica, tensione superficiale, rifrazione, viscosità, movimento, coesione molecolare del liquido, flusso, calore e temperatura dell’acqua. Questa definizione conferma un principio di Fisica per cui la linea verticale che passa per il centro del corpo umano (quando in equilibrio) e la linea verticale che passa per il centro di galleggiamento (metacentro) risultano espressioni delle variazioni di forma (variazione del volume) piuttosto che delle variazioni del peso corporeo rispetto alla gravità. In altri termini, dal punto di vista della percezione, la forma del corpo immerso in acqua subisce specifiche rivoluzioni che diminuiscono le afferenze propriocettive fino a farle sparire mentre, al contrario, si esaltano le afferenze esterocettive. Ciò significa che si passa da schemi corporei legati all’aspetto ponderale a schemi corporei legati agli aspetti volumetrici a carico dei recettori cutanei. I muscoli in acqua vengono usati dal corpo umano in modo completamente differente rispetto a come si usano nella terraferma per cui, per effetto di una serie di fenomeni biomeccanici, il movimento che possono generare ha un vettore costantemente contrario al verso del movimento pur orientando i segmenti del corpo nella medesima direzione e verso del movimento. In più, dato che si genera un movimento rotazionale e i muscoli non possono generare alcuna trazione muscolare in senso diretto, si osserva che - in acqua - il movimento è dilazionato rispetto alle contrazioni dei muscoli necessari per generare il movimento stesso. Si capisce, quindi, che ciò è contrario a quanto avviene sulla terraferma dove la contrazione muscolare e il movimento sono obbligatoriamente contestuali.

All’interno del libro “Il nuoto non fa bene”, a cura del sottoscritto e del collega Carmelo Giuffrida, si vuole conferire significato tecnico-scientifico e motivazioni precise e dettagliate basate su Fluidodinamica, Biomeccanica e Chinesiologia....continua sulla rivista

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